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lunedì 8 giugno 2020

Il virologo Silvestri: «Il virus comparso tra il 6 ottobre e l'11 dicembre. La nuova data cambia tutto»

Altro che fine dicembre o inizio gennaio: il coronavirus potrebbe essere comparso già a ottobre. È una delle conclusioni di un articolo ripreso dal virologo Guido Silvestri nelle sue 'Pillole di ottimismo' sul suo profilo Facebook: «L'origine temporale del virus» Sars-CoV-2 «può essere stimata tra il 6 ottobre e l'11 dicembre 2019, quindi ben prima dei cosiddetti 'primi casi' del mercato di Wuhan di fine dicembre», scrive Silvestri.


A dare questa nuova data è «uno splendido articolo del gruppo di Francois Balloux all'Istituto di Genetica di University College of London», scrive Silvestri. Il lavoro, pubblicato su 'Infection, Genetics and Evolution', si basa su una «complessa analisi di 7.666 sequenze» del nuovo coronavirus, «provenienti da numerosi Paesi di varie aree geografiche e raccolte fino al 20 aprile scorso».

Per lo scienziato italiano, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, «le implicazioni di questa nuova datazione sarebbero enormi». Infatti «si dimostrerebbe quello che molti sospettano da tempo, cioè che i numeri e le curve epidemiologiche di Covid-19 in Cina, fornite il 10 marzo 2020 da Zunyou Wu» alla Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (Croi), all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e ai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani, «sono sbagliati e probabilmente di molto».

Silvestri ricorda che «sui numeri 'cinesi' si sono basati sia il famoso modello Ferguson/Imperial del 16 marzo 2020 che i tre modelli pubblicati su 'Science' tra aprile e maggio. Modelli che, come sappiamo, formano l'impalcatura scientifico-epidemiologica dell'argomento politico in favore dei 'lockdowns', delle 'travel restrictions' e delle chiusure delle scuole. Non esattamente un dettaglio», chiosa il virologo.

"I MODELLI MATEMATICI HANNO FALLITO" «Oggi è il fatidico 8 giugno. Quello che, se non stavamo attenti, avremmo avuto 151mila malati in terapia intensiva. Invece sono 286. E dopo 34 e 20 giorni dalle 'aperturè di maggio, non c'è alcun segno di quel ritorno della pandemia che certi esperti davano per scontato. Quest'ultimo punto è importante e deve essere ricordato con chiarezza» secondo il virologo Guido Silvestri, che invita a guardare ai numeri per prendere atto del fallimento dei modelli matematici: i dati mostrano che sono stati «inadeguati a prevedere l'andamento reale dell'epidemia», osserva lo scienziato italiano docente negli Usa alla Emory University di Atlanta.

«Senza fare polemiche, perché ognuno fa del suo meglio - precisa nella sua rubrica social 'Pillole di ottimismò - credo sia giusto verso i cittadini italiani, che per mesi hanno compiuto sacrifici durissimi, ammettere questo fatto e promettere che tali modelli non saranno più usati per prendere decisioni politiche, ad esempio per le scuole». Anche il bollettino di ieri conferma infatti che «la ritirata continua: scende il numero totale dei ricoverati in terapia intensiva per Covid-19 in Italia, che sono ormai al 7,0% del valore di picco. Scende anche il numero dei ricoveri ospedalieri totali (da 5.002 a 4.864, quindi di altre 138 unità), mentre i casi attivi totali scendono da 35.877 a 35.262, quindi di altre 615 unità».

«Prima del 4 maggio», ricorda Silvestri, gli autori dei modelli matematici sugli effetti della fase 2 che si stava pianificando, «basandosi su modelli matematici hanno detto al Paese: 'Sappiate che, non appena si riapre, i casi sicuramente saliranno. Di poco se riapriamo un pò, tantissimo se riapriamo moltò. In altre parole, ci aspettava un disastro. Mentre altri esperti hanno detto: 'Il virus dovrebbe avere andamento stagionale, non c'è motivo di temere una catastrofe estivà». Ebbene, «le cose sono andate come sappiamo».

Anche guardando agli Stati Uniti, le conclusioni dell'esperto restano le stesse. «In molti - scrive - mi chiedono come vanno le cose ad Atlanta e in Georgia. Direi bene, con una situazione sotto controllo e un totale di 51.898 casi e 2.174 morti», di cui ieri «4. La nostra mortalità per 100mila abitanti è 19,7, il che vuol dire la metà di quella riscontrata nel Veneto dell'ottimo Andrea Crisanti (39,9). Insomma, direi che nel nostro piccolo ci siamo difesi piuttosto bene. Interessante notare che in Florida, Stato dal lockdown minimo, la mortalità per 100mila abitanti è ancora più bassa (12,6)». Ecco quindi che «i dati della Georgia e della Florida dimostrano ancora una volta come i modelli epidemiologici, che al contempo postulano un massiccio effetto positivo dei 'lockdowns' e non tengono conto del fattore climatico-stagionale, non spiegano l'andamento della pandemia in modo universalmente valido, e come tali non dovrebbero essere usati per guidare le scelte della politica».

martedì 5 maggio 2020

«Pechino ha creato e nascosto il virus, abbiamo le prove». Gli Usa accusano la Cina

Con la pandemia di coronavirus che supera i 3,4 milioni di casi con circa 240mila morti, si fa ormai durissimo lo scontro tra gli Stati Uniti e la Cina, bersaglio da settimane di accuse da parte dell’amministrazione Trump.


Se domenica il segretario di Stato Mike Pompeo aveva indicato nei laboratori di Wuhan l’origine del Covid-19, parlando di «enormi prove» a supporto, ieri il presidente americano ha rincarato la dose: «Hanno cercato di nasconderlo ma non ci sono riusciti», ha spiegato Trump, precisando che la Cina ha consentito che il virus si diffondesse «nel nostro Paese e in altri». Con il gigante asiatico fermo per le festività del Primo Maggio, a rispondere alle parole di Washington ci ha pensato la tv statale Cctv, che ha definito le parole di Pompeo «pazze ed evasive»: il ministro degli Esteri americano «non ha alcuna prova e nell’intervista bluffava», ha rincarato la dose il quotidiano cinese in lingua inglese Global Times, che ha chiesto a Pompeo di «presentare queste cosiddette prove al mondo, e in particolare al pubblico americano che cerca di ingannare di continuo», mentre l’amministrazione continua la sua «guerra di propaganda».

Anche il Regno Unito si è poi schierato dalla parte degli alleati d’Oltremanica, con Downing Street che ha chiesto che vengano date risposte sull’«origine» del coronavirus. «Non faccio commenti su questioni di intelligence», ha detto il portavoce del premier Boris Johnson, aggiungendo però che «chiaramente ci sono domande alle quali occorre dare risposte sull’origine e la diffusione del virus, anche per garantire di essere preparati meglio davanti a future pandemie globali».

Nel frattempo su media internazionali filtrava un rapporto degli 007 della Five Eyes in cui si descrivevano i tentativi iniziali del regime cinese di insabbiare le tracce del Covid-19 e di minimizzare l’epidemia, limitando anche le ricerche online sulla nuova misteriosa polmonite che stava colpendo il Paese. Mentre nel mondo l’emergenza continua e contagi e vittime anche, lo scontro sulle responsabilità si fa ogni giorno più aspro.

Coronavirus, i nuovi sintomi del contagio: «Attenzione a tremori e orticaria»

Tremori e orticaria. Sono dei nuovi sintomi che potrebbero allertare sulla presenza del coronavirus, secondo il British Journal of Dermatology. Pare che il covid stia mutando, secondo gli esperti sarebbe meno aggressivo ma si stanno notando anche dei sintomi che inizialmente non erano venuti a galla.


Secondo quanto diffuso dai Cdc di Atlanta, gli americani Centers for Disease Control and Prevention, che si occupano della salute a livello mondiale, ai sintomi noti del covid, come febbre, tosse e difficoltà respiratorie si sono aggiunti brividi, tremore persistente insieme ai brividi, dolori muscolari, mal di testa, mal di gola e perdita del gusto e dell’olfatto. Dai dermatologi poi arriva anche un'altra spia che è quella dei rush cutanei e dei geloni: l’ipotesi è che il virus provochi danni ai vasi sanguigni e che ciò vada a intaccare la circolazione sanguigna.

Gli esperi continuano a ribadire che il coronavirus è un virus camaleontico, ovvero in grado di colpire diversi organi e per questo si manifesta in varie forme e colpisce non solo i polmoni. Il polmone è il più colpito, ma anche il rene, il cuore, le articolazioni e anche la la pelle, anche se queste manifestazioni non sono fra le più frequenti. Allo stesso modo in cui ogni altro virus influenzale può colpire questi organi.

L’Organizzazione mondiale della sanità, dal canto suo non è del tutto d’accordo con la segnalazione di nuovi sintomi e continua a sostenere che i segnali a cui fare riferimento sono sempre tosse secca, febbre alta e difficoltà respiratorie.

lunedì 30 marzo 2020

Coronavirus, dopo 18 giorni si vede la luce: i nuovi casi crollati dal 22 al 5%

Chiamiamolo pure effetto lockdown, nella speranza che possa condurre l'Italia verso l'uscita dall'inferno creato dal Covid-19. Un virus che ha già ucciso 10.779 nostri connazionali, 756 nella sola giornata di ieri. Il dato rilevante è il cambio di rotta intrapreso dalla curva epidemica da quel famoso 10 marzo, quando entrò in vigore il primo decreto di contenimento. Il giorno seguente l'incremento dei nuovi casi accertati fu del 22,8%.


Ieri, 18 giorni dopo, la percentuale è scesa al 5,6%. È crollata anche la percentuale di contagiati per numero di tamponi (oltre 30 mila al giorno ormai), dal picco del 33% del 17 marzo ad una forbice tra il 16 e il 20% di questi ultimi giorni. Un discesa costante, faticosa, accompagnata da immagini terribili: dalle salme trasportate via da Bergamo dai mezzi militari alla conta dei medici rimasti uccisi mentre cercavano di salvare i nostri cari. Dei 97.689 casi totali accertati dall'inizio dell'emergenza (solo ieri 5.217 in più) le persone guarite sono 13.030. Per questo la battaglia non è ancora finita, anzi.

Le persone attualmente malate in Italia sono 73.880 di cui 3.906 occupano un letto in terapia intensiva. Ma anche quest'ultimo dato è, paradossalmente, confortante. L'11 marzo la percentuale di aumento di ricoveri in terapia intensiva era superiore al 17%, ieri si è toccato il picco più basso (+1,30%). Ed anche la ripartizione dei malati conferma un miglioramento: dal 10% di malati con necessità di terapia intensiva di allora si è passati al 5% di oggi. Sono meno, in proporzione, anche le persone ricoverate con sintomi. L'unico dato percentuale che cresce è invece quello degli asintomatici in isolamento domiciliare (dal 30% circa ad oltre il 57%). Guardando infine la Lombardia, la regione più colpita dal virus, l'abbassamento della curva è sceso al 5.6% di nuovi contagiati in un giorno con i casi totali che sono arrivati a 41.007.

venerdì 27 marzo 2020

Boris Johnson positivo al coronavirus. «Ho febbre e tosse, guiderò il governo da casa»: Contagiato anche un ministro

Boris Johnson è positivo al coronavirus: il premier britannico è stato contagiato dal Covid-19 ed è in autoisolamento, riporta Downing Street, che precisa che i sintomi sono al momento «leggeri». «Nelle ultime 24 ore ho avvertito alcuni sintomi e sono risultato positivo al coronavirus - ha fatto sapere in un video postato su Twitter il premier inglese - Ora sono in autoisolamento, ma continuerò a lavorare in videoconferenza e a guidare il Governo nella battaglia contro questo virus. Insieme lo batteremo».


Johnson ha ringraziato tutto lo staff e «il nostro meraviglioso personale» sanitario. ​Il premier nel suo video spiega di avere febbre e tosse, ma di essere in grado di guidare il Paese. «Sto lavorando da casa in auto-isolamento perché è assolutamente la cosa giusta da fare. Ma non abbiate dubbi che posso continuare a guidare la controffensiva nazionale contro il coronavirus, col mio top team, grazie alla magia delle moderne tecnologie».

IERI IL TAMPONE Il tampone è stato eseguito ieri dopo che il primo ministro conservatore aveva accusato sintomi definiti leggeri di contagio da Covid-19. «Dopo aver manifestato sintomi lievi ieri, il Primo Ministro è stato sottoposto al test sul coronavirus su personale consiglio del chief medical officer, il professor Chris Whitty», ha detto oggi una portavoce di Downing Street. «Il test è stato eseguito da personale dell'Nhs (il servizio sanitario nazionale britannico) qui al numero 10 e il risultato è stato positivo».

La portavoce ha precisato che comunque Johnson al momento non ha smesso di lavorare e «continua a guidare la risposta del governo all'emergenza coronavirus». Nei giorni scorsi era stato precisato che, in caso d'impedimento, la guida dell'esecutivo sarebbe passata temporaneamente al suo vicario di fatto, il titolare degli Esteri, Dominic Raab, uno dei due ministri elevati nei mesi scorsi al rango di Primo Segretario di Stato (l'altro è Michael Gove).

POSITIVO ANCHE IL MINISTRO DELLA SANITA' Il coronavirus dilaga nel governo britannico colpendo dopo Boris Johnson un'altra figura chiave nell'emergenza: il ministro della Sanità, Matt Hancock, che ha confermato in prima persona di essere a sua volta risultato positivo al test e di avere al momento «sintomi lievi». Hancock è ora in auto-isolamento, come ha fatto sapere.

mercoledì 25 marzo 2020

Coronavirus, positivo il ragazzo che aveva leccato il water di un bagno pubblico per seguire la challenge su TikTok


Si è filmato mentre leccava un water per "sfidare" il coronavirus e ora è in ospedale. Un ragazzo britannico, subito dopo il diffondersi della pandemia, ha risposto a una challange in cui si invitava tutti a sfidare il virus e a leccare tutti quegli oggetti pubblici che potevano essere regno di batteri e virus. Ora però pare che il giovane sia stato ricoverato in ospedale, in condizioni critiche, proprio perché positivo al covid-19.


La challange fu subito considerata dagli esperti "irresponsabile" e sono stati fatti diversi appelli affinché non si seguisse quell'esempio che avrebbe potuto avere delle conseguenze gravi non solo sui soggetti stessi, ma anche sui loro contatti che sarebbero poi potuti essere contagiati. A lanciarla è stata una ragazza, ma purtroppo molti sul web hanno deciso di emularla pubblicando i loro filmati.

Da ieri, #CoronavirusChallenge è stato visto che è stato visto 931,6 milioni di volte su TikTok, tuttavia, l'hashtag viene utilizzato anche dalla Croce Rossa britannica e dall'Organizzazione mondiale della sanità per condividere consigli sulla pandemia. Il social intanto ha annunciato che rimuoverà tutti i video considerati irresponsabili in questa situazione di emergenza. I casi ufficiali della Gran Bretagna ieri sono saliti a 8.077 e il bilancio delle vittime è di 422.

venerdì 20 marzo 2020

Caserta, febbre alta e dolore al petto: Mara muore a 25 anni. Faceva l'infermiera e stava per sposarsi


È morta all'improvviso Mara Zara, una ragazza di 25 anni di Casal di Principe, nel casertano. A stroncare la ragazza, che lavorava come infermiera a Padova, non sarebbe stato il coronavirus, ma una miocardite. Un altro virus le sarebbe stato letale causando un'infiammazione del muscolo cardiaco. Poi sarebbero subentrate altre complicazioni e la morte cerebrale. Mara era prossima al matrimonio.


A riportare la notizia della sua morte è la stampa locale. Come riporta La Voce di Napoli, la febbre alta e il dolore al petto avevano fatto pensare inizialmente a un contagio da coronavirus, ipotesi che è stata esclusa molto presto. Anche il lavoro della ragazza aveva fatto pensare a un caso sospetto. Mara si era laureata in Scienze Infermieristiche e prestava servizio in un'azienda sanitaria padovana.

La ragazza è morta dopo alcuni giorni dal ricovero in ospedale. Prima alcuni sintomi influenzali e poi un peggioramento delle sue condizioni. Tantissimi i messaggi d’affetto e di solidarietà per l’intera famiglia di Mara e per il suo fidanzato, che sognava di portarla all'altare finito l'incubo coronavirus.

giovedì 19 marzo 2020

Vanessa Hudgens choc sulla pandemia da coronavirus: «È un virus, le persone continueranno a morire»

«Le persone continueranno a morire, è terribile ma inevitabile». Sono state queste le parole choc pronunciate da Vanessa Hudgens,  la star di "High School Musical" che ha voluto dire la sua in merito all'emergenza per il Coronavirus.


Mentre tutte le star di Hollywood, e non solo, stanno invitando i followers a rimanere a casa, lei è andata controcorrente e in merito all'ipotesi di estendere la quarantena fino a luglio ha detto: «Mi sembrano un sacco di str**te. È un virus». Poi nelle sue storie di Instagram ha continuato: «Mi dispiace, si tratta di un virus, lo capisco. Lo rispetto, ma al tempo stesso, anche se qualcuno lo prende... Sì, le persone moriranno, ed è terribile ma inevitabile. Non so, forse non dovremmo fare tutto questo».

Immediatamente è stata travolta dalle polemiche ma la Hudgens ha detto di essere stata fraintesa e che la parole sono state usate fuori dal contesto: «Si tratta di un momento folle e sono a casa in isolamento. Quello che spero stiate facendo anche voi, in quarantena e tenendovi al sicuro e in salute». Poi ha aggiustato il tiro: «Non sottovalutate questa situazione, in nessuno modo! Io sono a casa, rimaneteci anche voi».

mercoledì 18 marzo 2020

Coronavirus, Fabrizio è morto a 32 anni: qualche mese fa aveva contratto un'infezione che lo aveva indebolito

Fabrizio Marchetti è morto a 32 anni per coronavirus. Faceva il barista a Nova Milanese, in Brianza, ed è una delle vittime più giovani del coronavirus. Sui social sono decine i messaggi di cordoglio per il ragazzo scomparso a causa di questa malattia che sta preoccupando tutto il mondo e la sua giovane età, purtroppo, deve far capire che nessuno può e deve prendere alla leggera il rischio di contagio.


Fabrizio qualche mese fa era stato a Cuba e aveva contratto un'infezione. Questo aveva indebilito le sue difese immunitarie, così, quando ha contratto il coronavirus le sue condizioni si sono aggravate in poco tempo ed è stato necessario intubarlo. All'inizio di marzo ha iniziato ad avere i primi sintomi influenzali, con febbre alta. Poi è stato necessario il ricovero ma in ospedale le sue condizioni si sono aggravate ulterioremente fino a quando non è morto.

Molti amici e clienti affezionati gli hanno dedicato un pensiero in queste ore sulla sua pagina Facebook. «Aveva sempre un sorriso per tutti e per mesi ha allietato le mie mattinate e i pomeriggi del sabato col mio ragazzo», ha scritto un cliente, «Ascoltava tutti e si raccontava», ha ricordato un altro. La famiglia ha fatto sapere che procederà alla cremazione, ma il grande dolore è quello di non poterlo salutare con una cerimonia funebre, viste le restrizioni governative imposte per arginare il virus. Appena l'emergenza sarà finita, però, hanno fatto sapere che avrà la giusta celebrazione.

Coronavirus Belen se non avessero fatto la settimana della moda forse non sarebbe successo


La showgirl Belen ha rilasciato un’intervista all’AdnKronos con la quale ha detto la sua una personale opinione riguardante il modo in cui la situazione, nel nostro paese, è degenerata in poco tempo, infatti la Lombardia, è la regione più colpita dal Covid-19. Secondo Belen la Settimana della Moda di Milano potrebbe avere avuto un ruolo decisivo nella diffusione del virus:”Se avessero evitato di fare la settimana della moda forse tutto questo non sarebbe successo. Sono arrivati voli da zone che non erano al sicuro. Secondo me, è da lì che è partito tutto. Se dopo la Cina siamo diventati il paese più infetto nel mondo c’è qualcosa che è andato storto.


La settimana della moda è stata deleteria. Il governo doveva attivarsi prima. Belen ha ribadito che la sua è soltanto un’opinione e quello che ci rimane da fare è attenersi alle direttive del governo, sperando che facciano presto effetto:”La verità in mano non ce l’ha nessuno, non sappiamo neanche se la cosa si risolverà stando a casa ma il popolo deve attenersi a quello che ci dice il governo altrimenti questa storia non finisce più. Dobbiamo aiutarci a vicenda, siamo tutti molto demoralizzati, quindi se ognuno inizia a guardare anche l’orto dell’altro e non solo il suo forse riusciamo ad uscirne il prima possibile. E’ una situazione complessa e da un punto di vista economico è una tragedia senza precedenti.” Anche Belen, come molti vip, ha deciso di puntare sui social per trascorrere il tempo e per intrattenere i propri follower: ”Mi sto inventando qualcosa per intrattenere le donne magari mi collego, parliamo un po’ tra di noi, ci trucchiamo, insomma cerchiamo di passare un po’ il tempo.”

domenica 15 marzo 2020

Coronavirus, Arturo muore a 67 anni. Il dolore della moglie: «È un mostro che ti mangia il respiro»

Coronavirus, Arturo muore a 67 anni. Il dolore della moglie: «È un mostro che ti mangia il respiro». Arturo Ferrara, 67enne napoletano, è scomparso lo scorso 11 marzo. In un'intervista a Fanpage a firma Pierluigi Frattasi, la moglie Nunzia Longobardi ha ripercorso il calvario del marito, dai primi sintomi comparsi a fine febbraio, fino alla scomparsa.

Ecco le parole della moglie: «Per Arturo è successo tutto così in fretta. Si è aggravato dieci giorni dopo i primi sintomi. Tre giorni dopo è finito. Non aveva gravi patologie pregresse. Su questo virus, secondo me, nessuno è informato bene. La cosa terribile sono la tosse e la fame d'aria. Sapete qual è la paura? Che poi vedi che in poche ore avviene tutto. È come un mostro che ti sta mangiando improvvisamente. Questa è la sensazione, che non puoi più respirare. Arturo diceva a Claudia, nostra figlia 'è come se non riuscissi a sbadigliare' invece erano i polmoni che erano fortemente stressati».


Nunzia non ha potuto celebrare la cerimonia funebre pubblicamente, perché vietato dai decreti del governo per il Coronavirus. Adesso, anche lei e le due figlie sono in isolamento a casa. «Ci sentiamo come appestati. Nella mia vita mai avrei pensato una cosa del genere, mi sembra un film di fantascienza. La morte capita, io sono una persona razionale. Ma Arturo è stato privato di tutto, anche del funerale, come fosse stata l’ultima persona al mondo. Le ultime parole che ha detto a mia figlia sono state 'Claudia, voglio morire a casa'».

Nunzia continua raccontando il calvario del marito: «All'inizio pensavamo fosse una semplice influenza. Mai avrei pensato che Arturo avrebbe potuto prendere il Coronavirus perché era sempre molto attento all'igiene. Da quando è scoppiata questa epidemia guardava continuamente su YouTube i video sul coronavirus. Ai primi di febbraio andammo in un negozio vicino casa e comprammo di tutto, candeggina, spray, gel disinfettanti. Il proprietario ci disse 'Signor Arturo, se arriva il Coronavirus, potete aprire un negozio'. Lui sorrise e rispose 'Prevenire è meglio che curare. Dai primi di febbraio, Arturo è uscito solo in 2-3 occasioni. L’ultima uscita è stata dal dentista, il 26 febbraio, il giorno prima che comparissero i sintomi, ma era una visita su appuntamento ed eravamo soli. Una volta è andato al supermercato di via Petrarca ed è tornato nervoso. Gli ho chiesto il perché e lui mi ha risposto che le persone erano incivili. Mi ha raccontato che era bloccato in una fila e un signore dietro di lui tossiva e lui si è girato e gli ha detto 'Ma con questa situazione non mette nemmeno la mano davanti alla bocca?' Io gli ho risposto che era paranoico. La volta successiva, al supermercato lui ha fornito a tutta la famiglia i guanti monouso per non toccare il carrello, perché dicono che è il primo veicolo di contagio. Arturo aveva un inizio di Parkinson, ma era di media entità, infatti non tremava e poi era farmaco controllato, aveva iniziato la terapia».

La famiglia di Arturo ha lanciato un appello per una cerimonia funebre virtuale: «Era una cosa che ci stava facendo impazzire. Poi sulla mia pagina Facebook sono comparsi centinaia di messaggi di amici e conoscenti che hanno voluto ricordare la bontà, la gentilezza di Arturo. Volevamo chiedere di fare una preghiera assieme. Poi abbiamo pensato di fare questo applauso tutti insieme. Tra qualche mese, quando quest'incubo sarà finito, faremo la cerimonia religiosa e parteciperanno tutti».

sabato 14 marzo 2020

Coronavirus, Bill Gates e la profezia di cinque anni fa: «Un virus sconosciuto ci ucciderà»

NEW YORK «La prossima guerra che ci distruggerà non sarà fatta di armi ma di batteri. Spendiamo una fortuna in deterrenza nucleare, e così poco nella prevenzione contro una pandemia, eppure un virus oggi sconosciuto potrebbe uccidere nei prossimi anni milioni di persone e causare una perdita finanziaria di 3.000 miliardi in tutto il mondo». Eravamo al marzo del 2015 quando Bill Gates, già creatore di Microsoft e oggi grande filantropo dedicato a lottare per la protezione della salute nel mondo, pronunciò queste parole nel corso di un Ted Talk. Ad ascoltare l'intero messaggio, appena otto minuti, c'è da pensare che l'uomo più ricco del mondo sia anche il più saggio, e persino il più chiaroveggente tra di noi. E non è un caso che proprio ieri, per seguire la sua indole filantropica, Bill Gates abbia annunciato l'uscita dal consiglio di amministrazione di Microsoft per dedicare più tempo alle sue attività filantropiche come la sanità, il cambiamento climatico, l'istruzione e lo sviluppo.


RIFLESSIONI
Gates rifletteva sulla minaccia pandemica appena sfiorata l'anno prima con l'Ebola, che fu fortunatamente confinata per la maggior parte in tre Paesi dell'Africa occidentale. «L'Ebola ci ha offerto un vantaggio enorme, dal momento che il virus restava intrappolato nel corpo, e i malati erano presto ridotti al letto con scarsa possibilità di infettarne altri diceva Gates - Immaginate cosa succederebbe se una delle varianti della aviaria cinese cominciasse ad attraversare gli oceani insieme alle 30.000 persone che ogni giorno transitano dal Paese asiatico verso il resto del mondo». L'oratore lamentava che l'esperienza dell'Ebola non fosse servita a nulla. Non aveva dato vita alla ricerca accelerata di un vaccino, né aveva convinto i Paesi che hanno lottato per difendersi dal contagio a concertare misure collettive di prevenzione per il futuro.
Non era questo l'unico monito in circolazione in passato. Autorevoli riviste come Foreign Policy e The Atlantic avevano dedicato articoli di copertina alla grande epidemia in arrivo. L'Organizzazione mondiale della sanità in una conferenza all'inizio del 2018 le aveva dato addirittura un nome: Disease X (malattia X), e l'aveva definita: «Un elemento patologico sconosciuto, un virus di origine animale, capace di nascondersi nella fase di sviluppo iniziale, e di insinuarsi in vaste zone geografiche prima di essere identificato».

TASK FORCE
La minaccia era tanto conosciuta da aver suggerito a Barack Obama la creazione di un'unità di crisi permanente contro le pandemie, un gruppo misto di scienziati e specialisti della sicurezza nazionale. Nei giorni precedenti all'insediamento di Trump alla Casa Bianca, il team dei consulenti presidenziali per la Sicurezza uscente invitò alla Casa Bianca quello appena messo insieme da Donald Trump per una visita rituale di passaggio delle consegne, imposta dopo l'11 settembre. Obama volle che in quella occasione a fianco delle ipotesi di attacchi terroristici e cibernetici, fosse inserita una simulazione dell'arrivo di una pandemia, e il giorno dell'inaugurazione rivolse al nuovo presidente un ultimo appello sullo stesso tema. L'allarme dei saggi non è servito a condizionare l'azione al vertice del potere. John Bolton per conto di Trump ha sciolto l'unità di crisi in quanto rappresentava una spesa superflua.

Possiamo solo augurarci che vada meglio nel futuro, e per il futuro Bill Gates a chiusura della sua mini conferenza ci ha lasciato una ricetta in tre punti, oltre al naturale invito a investire collettivamente sulla ricerca. Rinforzare i sistemi sanitari dei paesi più deboli, quelli in cui il virus potrebbe svilupparsi e crescere oltre misura. Organizzare un esercito di riservisti sanitari' da mettere in campo all'insorgere della prossima epidemia. Ripensare all'utilizzo delle enormi forze militari già dislocate intorno al mondo con i militari in funzione di contenimento intorno ai focolai.

domenica 2 ottobre 2016

"Morto Brad Pitt, è suicidio", ma l'attore sta benissimo. La bufala con tanto di virus

«R.I.P. Brad Pitt» (Brad Pitt, riposa in pace): questo titolo circolato per alcune ore su Facebook, con una finta testatina di Fox News e un articolo che asseriva che l'attore americano si fosse suicidato dopo il divorzio da Angelina Jolie, era un falso, e pure pericoloso: secondo un messaggio di avvertimento diramato da Facebook e ripreso da alcuni media, conteneva un virus capace di mandare in tilt smartphone e tablet. Il titolo recitava «Fox Breaking News: Brad Pitt trovato morto (è suicidio)».  Cliccando sul link, scrivono i media, l'utente veniva ridiretto su quello che sembrava il sito della Fox, da cui si potevano leggere le prime righe, che recitavano: Pitt «era sotto forte stress perché la coppia stava attraversando il divorzio e perché aveva una lunga storia di depressione, secondo delle fonti». Ma più ci si addentrava nell'articolo, e più il malware rischiava di prendere il sopravvento. «Brad Pitt è vivo e sta bene», esordisce ora l'avvertimento di Facebook.

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