L’eterno riposo non dà pace a Barbara d’Urso. Gli attacchi che sta ricevendo arrivano da ogni parte. Un bombardamento. Probabilmente ad aggravare la situazione c’è pure il fatto che al suo fianco nella puntata incriminata ci fosse Matteo Salvini (bersaglio preferito dagli haters). Proprio
da lui è partita la richiesta di fare il minuto di silenzio in ricordo delle vittime del coronavirus e la d’Urso ha recitato l’Eterno riposo, la preghiera che si dedica ai defunti. Forse lo riconoscerà anche la stessa conduttrice – che non ha risposto a nessuna critica, neanche alle più cattive – si è trattato di un’ingenuità che ha prestato il fianco agli odiatori. Addirittura sui social c’è una petizione contro di lei firmata da migliaia di persone.
Di attacchi ne sono arrivati tanti. Il più sorprendente è giunto proprio da un prelato, monsignor Giovanni d’Ercole, segretario della Commissione episcopale per le comunicazioni sociali, che ha commentato così all’AdnKronos: «Lasciamo che ognuno si esprima dicendo ciò che vuole e se non ci piace cambiamo canale». Usare il telecomando è il consiglio più saggio, d’accordo, è ciò che dovrebbero fare tutti quando una trasmissione non piace, tuttavia un prelato che cambia canale durante la recita di una preghiera, seppure detta in un contesto non raccolto, non è bello da sapere. Del resto, anche a scuola e a tavola fino a qualche anno fa era consuetudine recitare il Padre Nostro prima delle lezioni o della pasta asciutta. La d’Urso non ha mai nascosto che tutte le sere prima di coricarsi recita il rosario. E vederla in minigonna mentre prega non è una condanna perché l’abito non fa il monaco. Ci sono andati molto pesanti anche Selvaggia Lucarelli («fa una tv sbagliata») e Lucio Presta. L’agente dei vip, nonché sentimentalmente legato a Paola Perego, vittima anche lei in Rai di un caso che provocò la chiusura del suo programma considerato trash: «Posto che l’orrore televisivo – ribadisce su Facebook e Twitter Presta - che produce ogni giorno la suora Laica in paillettes, quello che mi domando è: come mai la testata giornalistica Videonews accetta di mettere la firma su tanto orrore? Si potrebbe obiettare che forse è l’Editore che desidera mettere in onda questo scempio, ma conoscendo l’attuale proprietà mi sento di dire che lo trovo impossibile da accettare perché lo stile di Pier Silvio è davvero altra categoria». Verrebbe da dire “Chi ti picchia non ti ama”, come il titolo della rubrica che la d’Urso porta avanti da 12 anni in difesa delle donne.
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giovedì 2 aprile 2020
Barbara D'Urso prega in tv con Salvini: scoppia la bufera nel mondo televisivo
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mercoledì 10 maggio 2017
"Boschi chiese a Unicredit di comprare Banca Etruria". M5S e Salvini: "Si dimetta". Lei: "È fango"
Maria Elena Boschi chiese a Unicredit di comprare Banca Etruria, scrive l'ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli nel suo libro 'Poteri Forti' di cui è stata diffusa l'anticipazione.
"L'allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all'amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all'amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere", scrive Ferruccio De Bortoli.
L'ATTACCO DEL M5S "Boschi vada a casa o faremo di tutto per mandarcela noi. E valuteremo anche possibili azioni sul fronte giudiziario". Così il M5s sul blog di Beppe Grillo dove attacca: «il governo 'Renzilonì non è adeguato a mandare avanti il Paese in un momento così difficile, anche in considerazione del peso enorme che la sottosegretaria, a colpi di circolari accentratrici, continua ad avere nell'esecutivo attuale».
"Nel 2015 Maria Elena Boschi chiamò l’amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni chiedendogli di comprare Banca Etruria, la banca dove suo padre era vice-presidente. Lo vedete adesso il conflitto di interessi? La Boschi dovrebbe dimettersi all’istante dopo aver chiesto scusa agli italiani. Diceva che non si era mai interessata alla banca di famiglia ma è solo una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia. Il M5S non molla”. È quanto scrive su Facebook il deputato M5s Alessandro Di Battista.
L'ATTACCO DELLA LEGA "Subito le dimissioni della ministra Boschi. Nell'affare banche c'è dentro fino al collo... La Lega non dimentica: che fine ha fatto la nostra richiesta di una commissione d'inchiesta su Bancopoli? Sepolta in un cassetto?". Così il segretario della Lega, Matteo Salvini.
BOSCHI: "MAI CHIESTO A GHIZZONI ACQUISTO BANCA ETRURIA" La storia di Banca Etruria viene ciclicamente chiamata in ballo per alimentare polemiche. Vediamo di essere chiari: non ho mai chiesto all'ex AD di Unicredit, Ghizzoni, né ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere«. Così la sottosegretaria Maria Elena Boschi, su fb, aggiungenfo di aver affidato »la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore«.
«Sfido chiunque - afferma la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio - e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore. Chi è in difficoltà per le falsità di Palermo o per i rifiuti di Roma non può pensare che basti attaccare su Arezzo per risolvere i propri problemi».
"L'allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all'amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all'amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere", scrive Ferruccio De Bortoli.
L'ATTACCO DEL M5S "Boschi vada a casa o faremo di tutto per mandarcela noi. E valuteremo anche possibili azioni sul fronte giudiziario". Così il M5s sul blog di Beppe Grillo dove attacca: «il governo 'Renzilonì non è adeguato a mandare avanti il Paese in un momento così difficile, anche in considerazione del peso enorme che la sottosegretaria, a colpi di circolari accentratrici, continua ad avere nell'esecutivo attuale».
"Nel 2015 Maria Elena Boschi chiamò l’amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni chiedendogli di comprare Banca Etruria, la banca dove suo padre era vice-presidente. Lo vedete adesso il conflitto di interessi? La Boschi dovrebbe dimettersi all’istante dopo aver chiesto scusa agli italiani. Diceva che non si era mai interessata alla banca di famiglia ma è solo una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia. Il M5S non molla”. È quanto scrive su Facebook il deputato M5s Alessandro Di Battista.
L'ATTACCO DELLA LEGA "Subito le dimissioni della ministra Boschi. Nell'affare banche c'è dentro fino al collo... La Lega non dimentica: che fine ha fatto la nostra richiesta di una commissione d'inchiesta su Bancopoli? Sepolta in un cassetto?". Così il segretario della Lega, Matteo Salvini.
BOSCHI: "MAI CHIESTO A GHIZZONI ACQUISTO BANCA ETRURIA" La storia di Banca Etruria viene ciclicamente chiamata in ballo per alimentare polemiche. Vediamo di essere chiari: non ho mai chiesto all'ex AD di Unicredit, Ghizzoni, né ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere«. Così la sottosegretaria Maria Elena Boschi, su fb, aggiungenfo di aver affidato »la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore«.
«Sfido chiunque - afferma la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio - e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore. Chi è in difficoltà per le falsità di Palermo o per i rifiuti di Roma non può pensare che basti attaccare su Arezzo per risolvere i propri problemi».
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mercoledì 8 febbraio 2017
Elisa Isoardi: "Tradire Salvini con un politico rivale? Un nome ce l'ho..."
«Nel mio lavoro è importante la chiarezza e l'umiltà, cerco sempre di migliorarmi e la concorrenza mi stimola. Sto per laurearmi in scienze della comunicazione allo Iulm di Milano e passo intere ore a studiare anche per preparare le mie conduzioni».
Elisa Isoardi, conduttrice di 'A conti fatti' su RaiUno, si racconta professionalmente e non solo in un'intervista a Affari Italiani. Il successo di share della trasmissione le fa piacere, ma Elisa, che da bambina sognava di diventare insegnante, è una donna che resta umile: «Il mio è un lavoro bellissimo, come potrei non consigliarlo? Stringo mani, incrocio occhi, ascolto storie di umanità. Il mio modello di conduzione? Un mostro a tre teste con la grinta di Simona Ventura, il garbo di Milly Carlucci e la curiosità di Maria De Filippi. La mia dote migliore? La resistenza».
Inevitabili, però, le domande sulla relazione con il leader della Lega, Matteo Salvini. «Sono una donna che crede fermamente nel matrimonio e nella famiglia» - spiega Elisa - «Accettare un invito a cena da un altro politico? Be', un nome ce l'ho: Dario Franceschini. Gli proporrei di valorizzare il filatoio di Caraglio, è un bellissimo patrimonio storico-culturale di archeologia industriale».
Purtroppo, però, il ministro dei Beni Culturali è già impegnato con una collega di partito, l'esponente di spicco del Pd romano Michela Di Biase, la pasionaria dem impegnata in Campidoglio in dure opposizioni alla sindaca Virginia Raggi durante le sedute nell'Aula Giulio Cesare.
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domenica 1 marzo 2015
Salvini-Tosi, scoppia “caso Isoardi”: la presunta fiamma del capo della Lega litiga in diretta
Irrompe un «caso Isoardi», nello scontro tra il segretario della Lega Matteo Salvini e il sindaco di Verona Flavio Tosi. Elisa Isoardi, presentatrice di RaiUno e fidanzata presunta di Salvini, ha polemizzato ieri nel suo programma «A conti fatti» con il capo ufficio stampa del Comune di Verona.E l’episodio non è sfuggito ad alcuni parlamentari di Partito democratico e Area popolare, che sollevano il sospetto di un «conflitto d’interessi» della Isoardi nello svolgere il suo lavoro sugli schermi della tv pubblica. Sono le 11 di lunedì quando Isoardi, ex Miss cinema e conduttrice di una trasmissione che si occupa di consumi, porta all’attenzione del pubblico di RaiUno la protesta di un gruppo di pensionati coltivatori di orti urbani a Verona, che lamentano una tassa da 15 euro introdotta dal sindaco Tosi.
Poco dopo telefona il capo ufficio stampa del Comune, Roberto Bolis, con il quale, annota il senatore Ncd Salvatore Torrisi, Isoardi «polemizza pesantemente». E il caso finisce in Parlamento. L’ex miss aveva infatti dichiarato di avere una frequentazione con Salvini. E anche se il leader leghista, qualche giorno dopo la «rivelazione», ha bollato come «voci giornalistiche» le notizie della relazione, tanto è bastato a sollevare il sospetto di alcuni parlamentari che la conduttrice sia intervenuta in aiuto di Salvini sfruttando il suo spazio nella tv pubblica. «È molto grave – denuncia Torrisi – Non vorremmo che trasmissioni possano essere utilizzate per regolare conti all’interno di partiti. La Rai chiarisca». In un’interrogazione altri senatori di Ncd (Laura Bianconi, Federica Chiavaroli e Luigi Marino) chiedono alla Rai «quali misure intenda prendere». E anche il Pd accende i fari sulla vicenda, con interrogazioni alla Camera e al Senato, di Ernesto Magorno e Laura Cantini. «La polemica – scrive Cantini – apparirebbe senza precedenti per la trasmissione e per la conduttrice, i cui toni normalmente sono ben diversi, alla vigilia della campagna elettorale in Veneto». Insomma, nasce da un «conflitto d’interessi» affettivo la «virulenza» mostrata da Isoardi sulla vicenda degli orti urbani di Verona? Deputati e senatori della maggioranza chiedono una risposta in Parlamento.
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